L’Aquila: l’altra faccia della tragedia

L’Aquila: l’altra faccia della tragedia

Sono passati 10 anni da quella notte infernale che ha messo in ginocchio un’intera città.

Dieci anni a cercare di ricostruire una delle più belle ed eleganti città italiane. Era il 6 Aprile del 2009 quando il cuore di 309 persone ha smesso di battere e la vita di 65 mila persone è cambiata per sempre.

L’Aquila oggi

Oggi si celebra la rinascita di una città fiera, orgogliosa delle proprie origini. Una città che non si è pianta addosso ma ha reagito dignitosamente ad una tragedia come un terremoto che ha distrutto l’intera area.

Si è parlato molto de L’Aquila e degli aquilani. Si è discusso degli scandali e degli appalti per la ricostruzione ma io voglio raccontarti l’altra faccia della tragedia, quella bella, quella che mi fa essere fiera di avere una casa lì.

L’Aquila è stata messa duramente alla prova, si è piegata ed inginocchiata al dolore. Ha avuto il cuore lacerato dallo strazio e dalle lacrime. Ha detto addio a persone che amava ed ha creduto di non sopravvivere. Ma si è rialzata. Non si è spezzata. Mai. Si è inventata una nuova vita e con la fierezza di un guerriero, giorno dopo giorno ha ricostruito, un pezzo alla volta, la propria vita.

Il dolore non ha cancellato il sorriso dai volti dei suoi cittadini, li ha solo resi più consapevoli della fortuna di essere ancora vivi.

Oggi la città ricomincia a vivere, le strade del centro iniziano a ripopolarsi, i negozi tirano su le serrande e la zona rossa rappresenta una piccola parte della città.

Le cose da fare sono ancora molte ma nell’aria si respira aria di rivalsa.

A dieci anni da quella notte il mio pensiero è per tutte le persone che hanno combattuto per la loro vita, per la loro famiglia e per il loro lavoro. Sono questi gli italiani che dovrebbero rappresentare il nostro Paese nel mondo.

 

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